- Raccogliere: un gesto da bambino
- è davvero un invito!
- Parole in libreria
- Se ci mettiamo del latte, diventa una colazione vera...
- Raccogliere
- Rumori in campagna
- Gesti del quotidiano - racconto con immagini
- Il nostro giardino, guardato da lontano
- L'erba del vicino è sempre più verde
- Raccontano di noi
- “Ogni persona che passa nella nostra vita è unica...
- Dalle vacanze, sabbie e terre
- C'é una comoda panchina nuova, al nido
- Educare i bambini con difficoltà uditive insieme agli altri
- In un momento qualunque
- …sFOGLIA la storia…
- Sogni di paperette
- Poesia degli oggetti personali
- Come è bello perdersi nei libri !
- Un nido per comunicare allegramente
- Comunicare con tutti i sensi
- Un progetto architettonico "educante"
- Per raccontare suoni e rumori
- Genitori costruttori di giochi
- Aspettando il camioncino...
- Sembrano tutti uguali, da questa visuale...
- Papà e mamme al secondo incontro
- Seriamente, i genitori giocano, al nido
- Premio nazionale"Infanzia-Piccolo Plauto" al progetto del Nido il cavallino a dondolo
- Il senso di una buca
- Vivere e condividere il nido. La figura paterna al nido.
- Quando "selvaggio" é bello
- Il bisogno di creare....di cambiare
- Un nido d'infanzia "diverso"
- L'inserimento del bambino nel Nido
- Perchè anticipare?
- Comunicare con tutti i sensi
- Il progetto pedagogico del Nido "Il cavallino a dondolo"
- Festa di Primavera
- Diario di una settimana.
Un progetto architettonico "educante"
L’ambiente, gli spazi, interagiscono sempre con il fare educazione.
Numeri, misure, previsioni di calcolo, disegni e attrezzature sono solo una parte di un progetto architettonico educante.
Al nido Il cavallino a dondolo questa riflessione è presente in tutti coloro che frequentano lo spazio scolastico con consuetudine: educatori che preparano e ricercano, bambini che toccano e modificano tutto, genitori impegnati in attività, parenti in visita, pedagogisti che passano per incontri e riunioni, collaboratori che improvvisano atelier, corsisti impegnati in conferenze, grafici, tecnici, persone esterne curiose di capire o invitate ad iniziative.
Infatti il progetto, sin dall’inizio, ha fatto una scelta chiara: al centro di tutto non c’è il bambino con le sue dimensioni fisiche e misurabili (quanti sono? Quali bisogni? Quali e quanti giochi? Quanto personale educativo?) bensì le relazioni tra bambini e tra bambini, comunità e ambiente, in una dimensione di continua ricerca, pensiero e cambiamento.
Una dimensione di cambiamento e flessibilità che ha fornito al progetto architettonico altrettanta elasticità nella destinazione di spazi e ambienti.
Il risultato? Intercambiabilità degli spazi, equilibrio tra ambienti collettivi e luoghi riservati, comunicabilità tra le sezioni, la cucina e gli atelier, riduzione dei luoghi di solo transito come i corridoi, relazione costante con l’esterno, maneggevolezza degli arredi.
E bambini e adulti che vivono il nido hanno il diritto di chiedere e agire modifiche consentite dagli spazi e giustificabili in base alle attività di quel momento. Modifiche a volte minime, eppure di grande valore sul piano del cambiamento e la cui realizzazioni confermano l’interiorizzazione del messaggio pedagogico veicolato attraverso il progetto architettonico.
Di un progetto come questo non esiste il “fine lavori”.
Un progetto architettonico educante vive infatti finché è viva la relazione tra bambini e adulti, mantenendo attive le motivazioni educative della scuola, nel cambiamento.








